Ritratto dell’artista da saltimbanco | Luca Caccioni - Luigi Presicce 

Questa doppia personale di Luca Caccioni e Luigi Presicce intende porre domande al pubblico all’interno di un numero indeterminato di luoghi, una Galleria d’arte, un Oratorio, un teatro, un Museo di arte contemporanea, in un progetto che procede per capitoli, la logica è quella del cantiere aperto dove ad libitum gli artisti intervengono per aggiunte e sottrazioni. Il tema è ripreso da un saggio di Jean Starobinski, il titolo del saggio dà il nome alla mostra, siamo partiti da uno spunto, da una prima scintilla, e abbiamo quasi per caso incrociato il libretto di Starobinski, che stava in mezzo ad altri libri nella libreria dello studio di Luigi a Firenze. Lo spunto originario era il tema della maschera e del carnevale, tema congeniale ai due artisti, a partire da un nucleo di pitture di Luigi di diversi anni fa. Sono dei ritratti, dei primi piani dove il trucco da clown anziché mascherare il volto, renderlo opaco alle emozioni, rivela meglio che se fosse nudo, senza trucco, gli stati interiori. Anche nei lavori recenti, sia pittorici sia nel lavoro performativo ripreso nelle fotografie, il tema della maschera, del volto truccato (a volte il volto nei dipinti più recenti è nero) è centrale nella pratica di Luigi. Luca invece ha realizzato una serie di nasi da clown e dentiere da Dracula in bronzo, più delle grandi fotografie su diasec molto sfocate con immagini grottesche di ventriloqui. Insomma sono questi i nuclei di partenza di un progetto che vorrebbe usare teatro comico e clownerie come dispositivi di svelamento, attraverso cui l’artista rivela il suo doppio inconfessato, nelle parole di Starobinski, il suo “doppio che fa le smorfie.”

Il tema della smorfia è centrale al progetto, la smorfia come anti-pratica sociale, come sfogo, infantilismo, rifiuto di una regola, perché la smorfia rimanda allo stato interiore del doppio che la esercita, la frustrazione e il risentimento di chi riceve un ordine, di chi viene punito, che con la smorfia contesta un sistema di imposizioni con cui loro, padri, mariti e magistrati, i custodi di quelle pratiche, esigono sempre dedizione alla regola, severitas, che è il contrario della clownerie. Ma il progetto mette a tema non solo l’artista ma anche la cornice della sua azione clownesca, la sua è un’estetica della parata che si definisce per forti caratterizzazioni e contrasti: teatro e chiesa sono i punti estremi di una linea lungo la quale il termine ‘parata’ slitta continuamente di senso, e il progetto vuol dar conto di questa indecidibilità. Per cui grandi fondali di carta e garza e tableaux vivant costituiscono le parate di un’azione, si sarebbe detto una volta, contro-culturale, di un tentativo da parte dell’artista di rinegoziare il proprio ruolo in un tempo, il nostro, senza più dramma.

Luigi Presicce, nato a Porto Cesareo (Lecce) nel 1976, vive e lavora a Firenze. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce, scegliendo deliberatamente di non discutere la tesi. Il suo lavoro è stato decisamente influenzato dai suoi studi indipendenti. Nel 2007 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con l'artista americana Joan Jonas. Con Francesco Lauretta dal 2017 fa parte della Scuola di Santa Rosa, una libera scuola di disegno en plain air basata a Firenze e New York. Attualmente è impegnato nella realizzazione di un ciclo performativo partito nel 2012 con tema Le Storie della Vera Croce e in un progetto di formazione itinerante per giovani artisti chiamato L’Accademia dell’immobilità. Ha realizzato performance presso numerosi musei e istituzioni (Festival, Fondazioni, Istituti di Cultura all’estero).

Luca Caccioni nasce nel 1962 a Bologna, dove vive e lavora. A Bologna si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti ed è attualmente titolare della Cattedra di Pittura nella stessa Accademia. Partecipa a “Nuova Officina Bolognese” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1990 ed ha una prima personale alla Galleria Spazia. La sua ricerca si muove nell’ambito pittorico sovrapponendo materiali inconsueti e contemporanei come gli acetati, sui quali dipinge forme, segni e luoghi tratte da una memoria personale e dalle suggestioni provenienti da culture e periodi storici diversi. Nel corso degli anni Novanta tiene una serie di mostre personali all’estero ed in Italia, in gallerie come Gianni Giacobbi di Palma di Majorca, Studio La Città di Verona, Gentili a Firenze, Marconi di Milano (1993). Partecipa nel 1996 e nel 2004 alla Quadriennale d’Arte di Roma.