Norma – Studi su Boldini

Norma – Studi su Boldini
Personale di Silvia Camporesi.
Galleria Marcolini, Forlì, 2015.

Norma è un progetto espositivo pensato in dialogo con la mostra “Boldini. Lo spettacolo della modernità”, allestita ai Musei San Domenico fino al 14 giugno 2015. Questa prossimità non è solo un dettaglio logistico, ma una precisazione semantica, dal momento che le opere trovano qui significato nella loro collocazione e temporalità. Lo spazio è quello della Galleria Marcolini che, per la prima volta, ospita una personale di Silvia Camporesi e che è sita a due passi dal complesso museale; il tempo è quello di una mostra allestita durante un’esposizione tra le più complete ed esaustive dedicate al pittore ferrarese.

Norma non può prescindere da questa dimensione temporale che è sincronica - la personale di Camporesi e “Boldini. Lo spettacolo della modernità” sono contemporanee - e diacronica - le fotografie dell’artista forlivese sono interpretazioni di un modus operandi che ci porta indietro tra fine Ottocento e primo Novecento.

Se l’interpretazione è sempre svelamento di sensi nascosti, Norma è interpretazione di un mondo che è quello della donna e degli ambienti da lei abitati. Camporesi semantizza le dame del Boldini e le loro abitudini, dando vita a una mostra che alterna giardini a interni e sviluppa una dialettica chiuso/aperto decifrabile attraverso l’uso del colore. Da un lato il rosso, che sarebbe protagonista indiscusso se non fosse per la schiena di Norma, la modella di Camporesi, candida, liscia e sinuosa superficie. Dall’altro il verde dei giardini, che l’artista forlivese colora a mano, interrogandosi sull’anima mimetica della fotografia.

La scrittura, poi, soggetto del trittico omaggio alla cultura giapponese, è anch’essa ambiente; queste fotografie testimoniano come quella dello scrivere sia un’arte dai rituali, significati e luoghi per nulla casuali o contingenti. Luogo e soggetto sono qui correlati e si condizionano reciprocamente.

Norma (il titolo) nasce dalla prassi boldiniana di utilizzare i nomi delle sue dame ispiratrici per i titoli delle opere; Norma (il nome proprio) è la modella di Camporesi, che è però avvolta nel mistero, dal momento che ne vediamo solo la schiena, o sezioni di volto mai fotografato interamente. D’altronde l’arte porta con sé un’insanabile antinomia tra svelamento e occultamento e la scelta di Camporesi è espressione del rapporto tra artista e modella/o, un incontro e una frequentazione intima, che se epifanica e portatrice di senso, è però anche una stancante pratica di conoscenza.

Nel ritrarre la sua modella, Camporesi valorizza l’abito femminile, così strutturale alla pittura del Boldini. “Il vestito dà senso al corpo e quindi lo fa esistere. Non nasconde né mostra, ma allude e valorizza” (Roland Barthes). Il vestito in Boldini è elemento di riconoscimento, non solo di un personale gusto estetico, ma anche di appartenenza sociale; l’abito come forma di vita che muta a seconda delle epoche e dei contesti culturali ed è capace di creare connessioni extra-ornamentali. Se il vestito allude, come dice Barthes, Camporesi si concentra su ciò a cui allude il vestito, ovvero il corpo femminile, aggraziato ed elegante, che né esibisce, né ostenta, ma racconta e spiega.

Testo di Elena Dolcini

Norma – Studi su Boldini
Solo show by Silvia Camporesi.
Galleria Marcolini, Forlì, 2015.

Norma is a project in dialogue with the show Boldini, Lo Spettacolo della modernità, which is on until 14 June 2015 at San Domenico Museums, Forlì.

This proximity is not just a logistic detail, but also a semantic clarification, as the artworks signify according to their place and time. The place is that of Galleria Marcolini, which is located next to San Domenico Museums and for the first time hosts a solo show by Silvia Camporesi; the time is that of an exhibition installed whilst Boldini, Lo Spettacolo della modernità, for the latter is one of the most complete shows ever organized on the Ferrara-born painter.

Such temporal dimension is essential for Norma; time is here synchronic – Camporesi’s solo show and Boldini. Lo spettacolo della modernità are contemporary – and diachronic – the photographs by the Forlì-born artist are interpretations of a modus operandi that brings us back to the end of the Nineteenth Century.

If interpretation always means to unveil hidden senses, Norma interprets a world which belongs to women and to the spaces they inhabit. Camporesi shows semantically Boldini’s ladies and their places; she photographs both gardens and interiors, whilst developing a close/open colour-based dialectic between her subjects.

On the one hand, the colour red would shine on everything, if it weren’t for Norma’s back, which is a candid, smooth and sinuous surface. And on the other, there is the green of gardens that the artist hand-coloured, in so doing questioning photography’s mimetic soul.

Moreover, writing, the Japanese triptych’s subject, is also a place; these photographs prove writing as a form of art, dense with rituals, meanings, and places that are neither casual nor contingent. Place and subject are here interconnected and continuously affect each other

Norma (the title) comes from Boldini’s praxis to use his ladies’ names as works’ titles; Norma (the first name) is Camporesi’s model, who is mysterious for the artist never portrays her integrally, but chooses few sections of her face and back. Art as we know it carries an unsolvable antinomy between unveiling and hiding, and Camporesi’s choice expresses the relationship between the artist and her model, which is an intimate affair, on the one hand epiphanic and meaningful, on the other an exhausting practice of knowledge.

By portraying her model, Camporesi appraises women’s clothing, which is so structural to Boldini’s painting. “Dress is the way in which individuals learn to live in their bodies and feel at home in them. It neither hides nor shows, it rather suggests and endorses” (Roland Barthes). The dress in Boldini’s practice is an element of recognition, not just of personal aesthetic taste, but also of social belonging; it is a form of life, which changes according to time and cultural contexts, and is capable of creating extra-ornamental connections. If the dress suggests, as Barthes says, Camporesi focuses on what the dress alludes to, or in other words the female body, elegant and graceful, which neither exhibits nor shows off, but rather tells and explains.

Text by Elena Dolcini