La Correzione

"La Correzione” è il titolo della doppia personale che pone in dialogo due artisti quasi coetanei, Silvia Giambrone (Agrigento 1981) e Jacopo Mazzonelli (Trento 1983), da due prospettive diverse e attraverso pratiche ugualmente eterogenee, sul tema della ricomposizione della norma, sul suo regno finale dopo una seconda instaurazione, ovverosia la correzione e normalizzazione di una dissonanza, di un’anormalità. Giambrone compone i frammenti di un immaginario domestico in cui il restauro della norma, ovverosia della normalità e della quiete, passa attraverso il sacrificio e una forma sottile e ambigua di adeguazione, mentre Mazzonelli destruttura ordini classificatori (l’alfabeto, la partitura, il palinsesto, lo spettro sonoro, la scala musicale), architetture, macchine e strumenti musicali (tutte cose che si costruiscono seguendo una regola) ricomponendoli in costruzioni inaudite e abnormi. Dentro la mostra ci muoviamo come testimoni di un lavoro di ripristino della normalità dopo un abuso, un abominio, ma mentre osservando le opere di Giambrone siamo testimoni oculari, nel senso che vediamo e riconosciamo le testimonianze lasciate da quella gigantesca macchina correzionale che è il domestico, davanti agli anti-strumenti di Mazzonelli siamo Ohrenzeuge, i testimoni auricolari immaginati da Elias Canetti, che disinseriti i loro “orecchi segreti” ridiventano persone normali. Per entrambi gli artisti il mondo è un sistema di segni — un linguaggio — accessibile nella misura in cui è strutturato per canoni e statuti, in cui la deviazione dalla norma è un errore esecrabile, ma in cui il segno, ovverosia l’opera che documenta un ordine, una normalità, come il corpo mai del tutto normalizzato della donna (Silvia Giambrone, Il danno, 2018) o le macchine sonore (Jacopo Mazzonelli, Breath, 2019), è strutturato dentro un’estetica che rivela una sorprendente corrispondenza tra i due artisti.

La mostra si articola in due progetti espositivi concomitanti, a Forlì (Galleria Marcolini) e a Trento (Paolo Maria Deanesi Gallery). Due diversi nuclei di opere di entrambi gli artisti, in ciascuno spazio, strutturano un discorso sulla dimensione correzionale di pratiche comuni (il domestico e l’esecuzione musicale), ragione per cui entrambe le mostre hanno lo stesso titolo. Le due mostre, a Forlì e a Trento, inaugurano a distanza di un giorno: il 2 maggio a Forlì (via Francesco Marcolini 25/A, ore 18:30) e il 3 maggio a Trento (Vicolo dell’Adige 17, ore 18:00)

“The Correction” is the name of the double show featuring two artists of about the same age, Silvia Giambrone (Agrigento 1981) and Jacopo Mazzonelli (Trento 1983), from two different perspectives and with correspondingly heterogenous practices, on the topic of the restoration of a norm, on the norm’s final kingdom, after its subsequent instauration, that is to say, the correction and normalization of a dissonance, of an aberration. Giambrone puts together the fragments of a domestic imaginary where the restoration of the norm, that is, of normality and quietness, is achieved by means of sacrifice and a subtle form of compliance, whereas Mazzonelli deconstructs classificatory orders (such as alphabets, music scores, palimpsests, musical scales), architectures, machines and musical instruments (all things that can be built by following a rule), and remakes them into unheard of and abnormal constructions. Within the show we move as witnesses of this work of restoration of normality after an abuse, an abomination, but when we look at the works of Silvia Giambrone we are eye-witnesses, for we see and acknowledge the testimony left by those who inhabit the domestic sphere, conceived as a gigantic correctional machine. Whereas before the anti-instruments of Jacopo Mazzonelli, we become the Ohrenzeuge, the ear-witnesses imagined by Elias Canetti, that after dismissing their “secret ears” they become normal again. For both artists the world is a system of signs — a language — accessible inasmuch as it is structured per canons and statutes, where the deviation from the norm is an execrable error, but where the sign, that is, the artwork referring to the existence of an order, of a kind of normality, like the body never normalized of women (Silvia Giambrone, Il danno, 2018) or the sonic machines (Jacopo Mazzonelli, Breath, 2019), is structured within an esthetic that reveals a surprising correspondence between the two artists.

The show consists of two interrelated projects, in Forlì (Galleria Marcolini) and in Trento (Paolo Maria Deanesi Gallery). Two different nuclei of works of both artists in each space structure a discourse on the correctional dimension of practices such as domesticity and musical execution, and this explains why the two shows share the same title. The exhibitions, in Forlì and in Trento, inaugurate one on May 2 (in Forlì, via Francesco Marcolini 25/A, h 18:30) and the other on May 3 (in Trento, Vicolo dell’Adige 17, h 18:00).